Team Building. Aiuto!

Erano gli anni 80.

Nelle aziende prendeva corpo una nuova organizzazione del lavoro legata all’evoluzione delle attività produttive, amministrative, commerciali e di marketing.

Il lavoro, che fino ad allora era stato espressione individuale dove spesso le competenze di ognuno restavano gelosamente custodite da chi le possedeva, cominciava ad evolversi verso concetti più allargati.

Ed ecco che si comincia a parlare di Team, di Squadra, di capacità di lavorare in gruppo per raggiungere obiettivi che non sono solo individuali ma si estendono all’organizzazione nelle sue varie forme.

Il passaggio è epocale e genera forti resistenze al cambiamento.

La conoscenza personale, intesa fino a quel momento come “arma di potere”, doveva essere messa a disposizione del team e condivisa, e questo aumentava l’insicurezza e rallentava i processi di sviluppo organizzativo vitali per le aziende.

Che fare?

Sulla scia delle esperienze e delle iniziative nate negli USA, anche in Italia si cominciano a realizzare le Convention aziendali. Non più la gita turistica tra colleghi per conoscersi meglio ma un vero e proprio momento istituzionale per far passare ai dipendenti i messaggi chiave e i desiderata dell’azienda per il futuro.

Ed ecco che nascono le attività per stimolare il concetto di “lavoro di gruppo”, quelle attività che nel linguaggio aziendale cominciano ad essere chiamate con l’espressione inglese di “Team Bulding”

Il meccanismo era semplice. Realizzare qualcosa che non poteva essere realizzata individualmente ma necessitava del contributo manuale e intellettuale di un team. L’obiettivo diventava così da personale a comune.

E qui la fantasia delle società specializzate a costruire gli eventi non avevano limiti. Ho visto cinquantenni con qualche chilo di troppo tentare di costruire ponti per superare rigagnoli d’acqua con quattro assi e qualche corda. Ho visto gli scontri generazionali per trovare una soluzione valida e condivisa. Ho visto chi, nonostante il “dai che ce la puoi fare!” del gruppo si rifiutava di entrare in un tunnel angusto perché soffriva di claustrofobia.

Eppure, nonostante queste difficoltà, si tornava in azienda con una sensazione nuova. Forse si può lavorare con gli altri, forse è giusto che metta a disposizione del team le mie competenze, forse anch’io posso imparare qualcosa dal collega.

Il meccanismo ha funzionato per molti anni perché le metafore del “Team Building” permettevano di far capire il passaggio epocale dell’evoluzione organizzativa delle aziende e, piano piano e con fatica, il concetto di “lavoro in team” si radicava nelle persone.

Nel tempo, a causa di questo radicamento da una parte, e della crisi economica dall’altra, le aziende hanno diminuito questo tipo di attività di Team Building, sia per i costi elevati di erogazione, sia perché ormai non più in linea con le esigenze di sviluppo organizzativo.

Ma la necessità di lavorare in squadra rimane come caposaldo delle organizzazioni, solo che l’utizzo di tutti i nuovi mezzi di comunicazione ne ha cambiato le caratteristiche.

Si rende necessario allora un nuovo modo di diffondere il concetto di Lavoro in Team nell’organizzazione. Le tecnologie oggi hanno modificato profondamente il concetto di Team. Si può appartenere alla stessa squadra, con obiettivi comuni, anche non lavorando nello stesso ufficio ma, spesso, anche in location diverse, diverse città e addirittura diverse nazioni.

E quindi anche il supporto formativo al Team Building si è evoluto.

Oggi un sistema efficace e stimolante è l’utilizzo di simulazioni, quelle che in gergo vengono definite “Business Game” o “Business Simulation”

Questi prodotti riproducono fedelmente le attività lavorative e si articolano su processi decisionali che influenzano il risultato rispetto agli obiettivi prefissati.

Il web permette di lavorare in team anche a distanza e le simulazioni permettono di sviluppare tutti i comportamenti che influenzano il successo di attività in team quali ad esempio:

 

  • La condivisione delle idee
  • L’orientamento al risultato del team e la sua motivazione
  • I processi e le scelte decisionali condivise
  • L’importanza della comunicazione e della leadership accentuate dalla distanza
  • La gestione delle criticità

Queste tecnologie hanno un impatto anche sule nuove “Competenze Digitali” che sono considerate ormai da molte imprese un elemento fondamentale nello sviluppo dei manager.

Con la nuova frontiera delle Simulazioni la costruzione e l’attraversamento in team del famigerato “ponte tibetano” sarà per chi come me lo ha fatto (cadendo nel fiume), un lontano ricordo.

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Rocco Pedatella

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Rocco Pedatella consulente esperto di management e comportamenti organizzativi
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