Digital & Innovazione

Il digitale non accade …

E’ accaduto che la pandemia abbia impresso un’accelerazione all’utilizzo del digitale e che improvvisamente gran parte delle persone abbiano imparato a fare la spesa on-line, ignare di quello che sarebbe accaduto aldilà dei video. Marchi importanti della grande distribuzione, e non solo, hanno dovuto fare i conti con un improvviso innalzamento del numero di ordini che hanno fatto “saltare” i server e rallentare i processi, persino Amazon ha dovuto fare i conti con la difficoltà di gestire i picchi di richieste per la consegna della merce.

Intanto molti lavoratori hanno cercato angoli di casa da cui collegarsi per continuare svolgere le proprie attività. Così si è creduto di essere entrati nell’era dello smart-working, ma in realtà si è reagito organizzandosi il lavoro da remoto.

Infatti si è ben presto realizzato che la rete wifi non è equamente distribuita e performante, mentre non tutti i processi aziendali sono pronti ad essere trasferiti “sulla rete” ed i manager  a gestire e coordinare le attività, a garanzia degli obiettivi richiesti.

 

Il digitale non accade, ma è accaduto che la pandemia ha creato le premesse per una maggiore consapevolezza: da qui, dove siamo arrivati velocemente e poco preparati, non si torna indietro.

 

Quindi vale la pena fare qualche riflessione in più.

 

Intanto il processo trasformativo epocale a cui stiamo assistendo ci porta a dire che ci troviamo, come persone e come lavoratori, all’interno di un processo caratterizzato dal caos, dalla complessità e dal costante cambiamento: le 3C da affrontare con velocità.

 

L’altra faccia della medaglia invece ci presenta una crescita tecnologica esponenziale che va dall’ intelligenza artificiale (AI), la robotica, la realtà aumentata, le reti ad ampia larghezza di banda (es.5G ), le biotecnologie avanzate sino alla realizzazione di nuovi materiali o l’avanzata di  computer quantistici.

 

La tecnologia è un grande fattore abilitante per comprendere ed affrontare la complessità: pensiamo a quanto l’intelligenza artificiale possa aumentare ed accelerare la comprensione di alcuni fenomeni come ad esempio la capacità di diagnosi dei medici o come molto semplicemente l’utilizzo di strumenti di sentiment analysis permettano di ascoltare e meglio comprendere la voce dei clienti. Oppure come lo smart working possa permettere di far collaborare persone distribuite sul pianeta e come molte piattaforme di e-learning abbiamo dato continuità alla formazione scolastica.

 

La tecnologia aiuta, ma non basta per indirizzare il cambiamento e governare la complessità.

È necessario quindi comprendere che il cambiamento e l’innovazione non si limitano all’integrazione della tecnologia in tutte le aree aziendali, ma che si basano su una significativa crescita culturale di tutto il personale, a qualsiasi livello.

Il cambiamento non si può affrontare se non si abbattono gli ostacoli e le resistenze che

spesso frenano e rallentano, per questo è opportuno un chiaro programma per orientare, crescere ed alimentare una cultura del cambiamento in grado di coniugare flessibilità e velocità, creatività e pianificazione, visione e operatività.

Questo passaggio è cruciale perché la sfida che le organizzazioni si trovano ad affrontare, quando ci si ha difronte una disruption è la realizzazione di un gioco di squadra tra chi ha il compito di definire le linee guida per indirizzare il business e chi poi le deve “mettere a terra”.

 

Ed è proprio in questa situazione che la parola leadership emerge ed assume una nuova fisionomia.  

 

La Leadership che serve oggi richiede basi solide perchè deve sapere creare una nuova visione e prospettiva sul futuro, ma contemporaneamente deve anche essere in grado di trascinare, riaggregare, motivare le persone e di riposizionare l’azienda portando nuovo valore.

Sfida non banale che richiede alcune abilità fondamentali come quelle relazionali, strategiche, di pensiero sistemico, resilienza ed empatia. Mai come in una fase pandemica il digitale ha creato la rete su cui connettere le persone, ma al leader è rimasto il compito importante di far sentire le persone unite e motivate verso un obiettivo comune.

E’ evidente che il leader di oggi integrando caratteristiche soft e competenze tecniche deve saper bilanciare

  • Fiducia e performance: come dare fiducia a chi lavora a distanza e nel contempo garantire gli obiettivi?
  • Visione e risultato: come coniugare il breve e lungo periodo?
  • Modelli di business e tecnologia: come sfruttare le capacità tecnologiche per le esigenze di trasformazione?
  • Azienda ed ecosistema: come abbattere le barriere aziendali e fare sinergia con partner esterni per essere più competitivi?

 

Il nuovo mondo del digitale richiede impegno e competenze che non sono solo digitali, ma che possono amplificare le potenzialità di questo stesso.

E’ uno spartito complesso, infatti una strategia di trasformazione digitale deve sapere muovere e suonare armonicamente quelli che David Rogers nel suo libro (1) definisce i 5 domini della digital transformation.

  • Il cliente che non è più solo un nome e un codice, ma è parte di una rete: un bagaglio di connessioni.
  • I dati che crescono all’accrescere dei canali e delle interazioni con i propri pubblici diventando i “big data” da cui saper estrarre valore per i propri clienti e la crescita aziendale.
  • L’innovazione, intesa come la capacità di aprirsi al mondo esterno alla ricerca di nuove idee e di saper sfruttare la flessibilità, intelligenza, apertura ed usabilità della tecnologie attuali per poterle realizzare.
  • La costante attenzione al valore che viene portato al cliente generando una value proposition sempre più personalizzata.
  • L’attenzione ed osservazione del mercato ed oltre, per cogliere, anticipare e difendersi da potenziali

 

L’individuazione di una chiara strategia ed il costante rinnovamento dei modelli di business faranno la differenza e decreteranno il successo e la continuità delle aziende sul mercato (2).

 

Il digitale non accade e non è quindi l’effetto o la conseguenza di una qualsiasi onda d’urto.

E’ invece una chiara presa di coscienza di un cambiamento che può essere affrontato ed indirizzato grazie ad una profonda integrazione tra tecnologia, leadership, cultura e competenze.

Oltre ad essere l’espressione di una responsabilità collettiva e condivisa tra aziende, manager e lavoratori, perché le scelte di oggi influenzeranno l’evoluzione e crescita nei prossimi 10 anni.

 

 

  1. The Digital Transformation Playbook, David L. Rogers by Columbia University, 2016
  2. Jason Thomas, di Carly le Global Research “When the Future Arrives Early”, 2021

 

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Maria Cristina Farioli

Maria Cristina Farioli

Professor of Management and Organization, Università Cattolica del Sacro Cuore, Dipartimento di Scienze dell'Economia e della Gestione Aziendale
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