Scrivere e capirsi?

Cosa ho rotto?

Ricordo che, quando ero ragazzo, per un periodo restai solo a casa visto che i miei genitori erano impegnati altrove per lavoro.

Non esistevano cellulari e anche le comunicazioni telefoniche erano problematiche (Orari diversi, gettoni e cabine telefoniche introvabili, costi altissimi, etc…).

L’unico sistema per scambiarsi notizie era la lettera.

Le lettere erano lunghe e ricche di particolari perché dovevano sopperire all’assenza, al vuoto di notizie, alla distanza, al tempo trascorso tra un recapito postale e l’altro.

In una di queste lettere inviate ai miei genitori, dopo averli rassicurati sugli studi, sulla salute e sul non tornare tardi alla sera, ho raccontato un piccolo episodio che mi era accaduto. Così, tanto per allungare la lettera e farli sentire più vicini: “mamma, ieri mi è caduto il bicchiere sul tavolino di cristallo e si è rotto”. Baci e abbracci, mi mancate tanto e altre amenità concludevano la missiva.

Dopo quindici giorni ricevo la risposta dei miei e con mia grande sorpresa costato che oltre la metà è dedicata a quell’episodio che io ritenevo insignificante. E giù commenti sulla mia disattenzione, sul mio poco rispetto delle cose, sul mio agire sempre senza riflettere. Ne avremmo parlato al ritorno…

Accidenti, non capivo, cosa diavolo era preso a mia madre. Forse i miei stavano invecchiando…

Dopo qualche giorno fecero ritorno a casa e, ancor prima di salutarmi, mia madre si precipitò in salotto verso l’angolo dove era collocato il tavolino di cristallo.

<<Ma che stupido che sei, il tavolino è qui intatto, che scherzo idiota, sai quanto ci tengo, è da generazioni che ce lo tramandiamo>> tuonò mia madre.

<<Ma mamma, io intendevo dire che si era rotto il bicchiere!>>

Un attimo di silenzio, una fragorosa risata, un “quanto ci sei mancato”, un “ma mangi abbastanza?”, un “e vanno bene gli studi?”, un abbraccio vigoroso.

Bentornata mamma!

Mi è tornato alla mante questo episodio adolescenziale quando in azienda per un caso analogo si è scatenato il finimondo.

Una E mail all’apparenza, o almeno nella logica dello scrivente, assolutamente chiara e banale.

La stessa Email che agli occhi del ricevente fu interpretata come un serio problema e un’urgenza tale da agire immediatamente.

Vi tralascio le complicazioni, le persone coinvolte, le perdite di tempo, le accuse, i chiarimenti, le scuse, i ri-chiarimenti, le ri-scuse…

Un’enormità di tempo perso e sottratto ad altre attività. E tutto per una Email sbagliata.

Siamo nel mondo della “Connessione Globale” e la “Parola Scritta” è diventata (anzi è tonata ad essere) il principale strumento di comunicazione.

Nelle aziende nel mondo si scrivono miliardi di Email che impegnano miliardi di ore. Sono tutte necessarie? Sono tutte chiare? Sono tutte inviate ai giusti destinatari?

Una corretta gestione della Comunicazione Scritta permette un risparmio CONCRETO ed IMMEDIATO.

Il ritorno sul costo dell’investimento formativo sarà CERTO e VELOCE.

Pensaci per capire finalmente se abbiamo rotto il bicchiere o il tavolino di cristallo della bisnonna…….

 

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Rocco Pedatella

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Rocco Pedatella consulente esperto di management e comportamenti organizzativi
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