Dieci motivi per introdurre i business game nelle università

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Dieci motivi per introdurre i business game nelle università

Riceviamo e pubblichiamo il presente articolo dalla professoressa 
Federica Ielasi dell'Università di Firenze.

Banking Game

È ormai il terzo anno consecutivo che propongo agli studenti il Banking Game della società Stra-Le di Milano come esperienza didattica nell’ambito del corso di Bank Management  and Sustainable Finance (corso di laurea magistrale in Finance and Risk Management) di cui sono docente presso il Dipartimento di Scienze per l’Economia e l’Impresa  dell’Università degli Studi di Firenze.

Il banking game dà l’opportunità ai ragazzi di lavorare in team e simulare la gestione di una filiale bancaria in tutti i suoi aspetti: economico, patrimoniale, organizzativo e commerciale.

Nel corso di 4 round decisionali, che si svolgono nell’arco di 4 settimane successive, gli studenti assumono decisioni di diversa natura per raggiungere degli obiettivi stabiliti all’inizio del game. La classe viene suddivisa in almeno quattro gruppi, che si sfidano per raggiungere il miglior risultato finale complessivo.

Il sistema restituisce ad ogni round un insieme di risultati che, se ben analizzati dagli studenti, li aiutano a indirizzare le decisioni successive. Naturalmente nasce una sana competizione tra le squadre. Questo fatto stimola ulteriormente la partecipazione.

Ad ogni round settimanale un consulente di Stra-Le conduce un debriefing on line sulla base dei risultati ottenuti dalle squadre e mi fornisce diversi spunti per collegare gli argomenti teorici del corso alle decisioni e ai processi di business reali.

Simulare

È ben nota ormai l’efficacia della simulazione per l’apprendimento umano. Numerose istituzioni utilizzano da anni questa metodologia. Ad esempio, le facoltà di medicina più avanzate si avvalgono di sofisticati sistemi di simulazione del tutto simili alle situazioni reali che i futuri medici dovranno affrontare con i pazienti.

In chirurgia, con la diffusione della robotica, lo studente simula un’operazione assolutamente identica a quella che dovrà poi affrontare nella sua realtà professionale.

Per la gestione aziendale i primi a utilizzare i business game sono state le università americane già 40 anni fa nei master di Business Administration; ora questa metodologia si è velocemente diffusa nei corsi universitari.

Non serve che i modelli di simulazione siano estremamente sofisticati, ma è necessaria una progettazione che tenga conto dei processi di apprendimento umano. I business game sono sistemi di apprendimento e non di programmazione e controllo. Ad esempio, funzionano “esagerando” le conseguenze di alcune decisioni sbagliate o corrette al fine di fornire un feedback adeguato ai discenti.

Il Banking Game di Stra-Le che utilizziamo è nato per le aziende bancarie che devono formare dei direttori di filale, dei neo direttori o ruoli centrali, per sviluppare competenze manageriali di “data driven management”. Naturalmente intorno al game si costruisce un percorso didattico coerente con il target e gli obiettivi formativi posti. Per questo motivo lo stesso business game può essere utilizzato per scopi e target molto distanti fra loro.

10 e più motivi

Per lo sviluppo di un business game sono necessarie più competenze contemporaneamente: competenze relative ai processi di apprendimento umano, capacità di comprendere e sviluppare modelli che simulano il contesto e il business che si vuole riprodurre, competenze tecnologiche per le scelte di progettazione. Pertanto non ci si può semplicemente affidare ad un “programmatore” ma è necessario costituire un team pluricompetente.

Per le studentesse e gli studenti partecipare al business game sviluppato da Stra-le offre opportunità di apprendimento molto maggiori rispetto alle competenze manageriali che potrebbero acquisire sviluppando casi di studio. Nell’analisi di casi, infatti, ogni team lavora in modo autonomo, mentre nell’ambito del business game i risultati raggiunti da ogni team non dipendono solo dalle decisioni assunte dalla propria squadra, ma anche da quanto deciso dagli altri team, simulando situazioni competitive di mercato.

Fra i motivi dell’efficacia di questa metodologia sono sicuramente importanti i seguenti:

    • l’apprendimento attivo;
    • l’immersione in una situazione vicina al mondo reale del lavoro;
    • la possibilità di applicare gli insegnamenti teorici in una situazione verosimile;
    • l’approfondimento delle connessioni tra teoria e pratica;
    • il lavoro in team;
    • lo sviluppo delle capacità di leadership;
    • la necessità di mettere alla prova le capacità di problem solving & decision making e, in generale, delle soft skill manageriali;
    • il confronto tra il percorso logico del proprio team e quello degli altri team;
    • la necessità di correggere le proprie decisioni sulla base dei feedback e degli errori commessi;
    • la possibilità di verificare quantitativamente l’effetto di alcune teorie (es: pricing);
    • il fatto di apprendere divertendosi in una competizione stimolante

Le università dovrebbero avere risorse per sperimentare nuove metodologie didattiche che spesso nascono in settori paralleli a quello della formazione.

Non solo università

Naturalmente in questo articolo parliamo di università, ma le stesse motivazioni risultano ancora più evidenti nella formazione che le aziende organizzano per i propri collaboratori.

Il trend delle modalità didattiche sviluppate in  paesi che sono tradizionalmente più innovatori di noi mi spingono a credere che la simulazione sarà un elemento portante della formazione nei prossimi decenni. Anche l’attività formativa e didattica in Italia può seguire questo trend. Certamente ci vogliono risorse, ma non solo per queste innovazioni. Dobbiamo convincerci che l’istruzione e la formazione rappresentano l’investimento con il maggior tasso di ritorno per lo sviluppo del nostro paese.

Federica Ielasi,

Professore Associato

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI FIRENZE

Dipartimento di Scienze per l’Economia e l’Impresa (DISEI)