Il collaboratore critico: il personaggio di Will Hunting

 

“Avrai dei momenti difficili, ma ti faranno apprezzare le cose belle alle quali non prestavi attenzione”.

Così lo psichiatra Sean, interpretato da Robin Williams, esordisce in uno dei suoi fulminanti dialoghi con il paziente e giovane sbandato Will, che si distingue dagli altri grazie ad un’intelligenza superiore alla media e a un ragionamento logico sopraffino. Per Will nessun esercizio matematico è irrisolvibile, la sua è una cultura senza limiti, che spazia in tutti i campi, dalla filosofia, alla storia, alla letteratura e alle scienze.

Il nostro genio ribelle si rivela essere un uomo che cerca di migliorare le sue relazioni interpersonali e di aprirsi alle altre persone, cercando di imparare a sfruttare al meglio il suo incredibile potenziale. Questa sua mancanza di integrità psico-emotiva, è dettata dall’insieme di esperienze traumatiche che Will ha vissuto durante tutta la sua infanzia, marcata da continui maltrattamenti e perenni umiliazioni. Il rifiuto di ogni tipo di aiuto da parte del ragazzo, è indice di una delusione passata suscitata da coloro che avrebbero dovuto volergli bene.

Grazie all’abilità di Sean nell’instaurare una relazione terapeutica con il giovane, Will imparerà la bellezza dell’imperfezione da cui filtra la profondità della vita stessa.

L’esperienza del giovane ribelle riflette analogamente quella di un collaboratore critico all’interno di un team di lavoro, colui che si sente demotivato, vuoto e afflitto nello svolgere le sue mansioni.

Questa pellicola racchiude un insegnamento che può essere seguito ed applicato in tutti gli aspetti che caratterizzano qualsiasi percorso di vita: si tratta di non bruciarsi nelle avversità che costantemente ostacolano l’agire dell’uomo, siano esse relative al mondo duro del lavoro o a quella sfera d’introspezione dell’animo umano.

 

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Martina Guglielmino

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