Coaching e cinema – prima puntata

Primo appuntamento al cinema

Il Manager-coach

Lo sappiamo: sono giorni nuovi, difficili, inaspettati. Siamo stati chiamati, all’improvviso, ad occuparci di quel tempo che prima sembrava essere sempre troppo poco. Abbiamo pensato, allora, di creare un momento di costruzione professionale e personale (virtuale), riempiendo quegli spazi che prima erano ad uso esclusivo della routine di tutti i giorni. Nasce così un primo appuntamento al cinema con 3 film che trattano, metaforicamente parlando, della figura del “manager-coach”. Quel manager che, all’interno della propria azienda, ha a cuore lo sviluppo di sé e degli altri.

Ma quali capacità deve aver sviluppato un buon manager-coach? Abbiamo scelto 3 titoli senz’altro conosciuti, decidendo tuttavia di andare oltre la storia. I protagonisti non sono professionisti del mondo aziendale, ma sono sicuramente leader e manager della propria vita: uomini e donne che hanno sviluppato, allenato e fortificato alcune competenze utili trasversalmente a ciascuno di noi. In particolare:

Più che recensioni, qualche spunto di riflessione sulla figura del manager-coach, sempre più indispensabile e ricercata all’interno delle aziende ai giorni nostri.

A Perfect Day

Film del 2015 scritto e diretto da Fernando León de Aranoa. Adattamento cinematografico del romanzo Dejarse Llover, scritto da Paula Farias.

La storia ruota intorno a quattro cooperanti di una associazione umanitaria e ad un interprete locale in un teatro di guerra nei Balcani.

L’obiettivo dei protagonisti è quello di rimuovere un cadavere da un pozzo, operazione necessaria per evitare la contaminazione dell’acqua della zona circostante.

Un compito apparentemente non troppo difficile, ma che si trasforma in una missione ai limiti dell’impossibile. Tra terreni minati, soldati allo sbaraglio, carcasse di animali in mezzo alla strada, trappole impreviste, famiglie dilaniate, profughi, e tantissimi altri ostacoli, la tentazione di lasciar perdere l’impresa inizia a farsi strada e a creare alcune tensioni all’interno del gruppo.

Ma la squadra, guidata dal carismatico Mambrú (Benicio del Toro), riesce, in un “sudato” lieto fine, a centrare l’obiettivo. I quattro, infatti, reagiscono alle innumerevoli avversità con positività, energia, capacità di gestire le emozioni e lo stress, tenacia, dinamicità, flessibilità ed inventiva. In una parola, resilienza.

Il discorso del re

Film del 2010 diretto da Tom Hooper.

Ispirato a una storia vera, parla dei problemi di balbuzie di re Giorgio VI d’Inghilterra (interpretato da Colin Firth) e del rapporto tra il Re e l’”esperto in terapie del linguaggio” Lionel Logue (Geoffrey Rush).

Il problema della balbuzie crea forte disagio nel Re che, dopo aver sperimentato molte terapie e consultato i migliori specialisti senza alcun segnale di miglioramento, decide di rinunciare a tenere discorsi in pubblico.

Ma la moglie, la Duchessa di York, non si rassegna a questo atteggiamento rinunciatario del marito e così, contatta sotto mentire spoglie, il terapeuta Lionel Logue.

Il film si snoda intorno al rapporto tra i due protagonisti. Un rapporto che cresce e si consolida con il tempo, basato su una reciproca fiducia.

I due iniziano insieme un percorso complesso e faticoso basato su regole iniziali chiare e precise, su compiti assegnati, esercizi di rilassamento muscolare e di controllo del respiro, accompagnati da esercizi di movimento della lingua e di pronuncia. Logue affianca e sostiene il Re, nei momenti di scetticismo e di “stanchezza”, lo sprona e lo provoca. Lo guida nel percorso senza esitazione.

E, nel momento in cui il Re deve affrontare il discorso più importante della sua reggenza: l’annuncio alla nazione della dichiarazione di guerra della Germania ed il conseguente ingresso de Regno Unito nella Seconda guerra mondiale, Logue è al suo fianco. Infatti, viene convocato a Buckingham Palace per preparare il discorso alla nazione da trasmettere via radio e affiancare il Re durante la lettura del discorso, aiutandolo con lo sguardo e con i gesti a mettere in pratica le tecniche imparate.

Il discorso è toccante ed efficace, il lungo e faticoso percorso che i due hanno affrontato insieme è stato un successo.

Erin Brockovich

Film del 2000 diretto da Steven Soderbersgh.

La vicenda è tratta da una storia vera. Erin Brockovich (interpretata magistralmente da Julia Roberts) è una donna sola, con due divorzi alle spalle e tre bambini, disoccupata. Per un caso fortuito incontra l’avvocato Ed Masry (Finney) che l’assume come segretaria nel suo studio legale, mosso dalla precaria situazione economica della donna.

Qui, spinta dalla curiosità, si imbatte in un tentativo di copertura di un caso di avvelenamento delle falde acquifere che sta causando gravi malattie oncologiche ai residenti.

Erin, con grande intraprendenza e senso della giustizia, inizia seriamente ad indagare sulla Pacific Gas and Electric Company, fino a portare l’azienda in tribunale.

La battaglia davanti alla Corte vede fronteggiarsi il piccolo studio privato, con un avvocato quasi in pensione e una ragazza neanche diplomata, contro un colosso che fattura 30 milioni di dollari annui.

Il caso si conclude con il più grande risarcimento mai versato in un’azione legale nella storia degli Stati Uniti: la Pacific Gas and Electric Company deve risarcire infatti per 333 milioni di dollari.

Un successo strepitoso ottenuto grazie alla caparbietà, determinazione, ostinazione, temerarietà di una grande donna che ha solo creduto, con orgoglio e ottimismo, nella battaglia che ha deciso di combattere.

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Paola Chiartelli

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